"Quando fu il giorno della Calabria, Dio si trovò in pugno 15.000 chilometri quadrati di argilla verde con riflessi viola. Il Signore promise a se stesso di farne un capolavoro e la Calabria uscì dalle Sue mani più bella della California e delle Haway, più bella della Costa Azzurra e degli Arcipelaghi giapponesi. Diede alla Sila il pino, all'Aspromonte l'ulivo, a Rosarno l'arancio, a Scilla le Sirene, a Bagnara i pergolati, allo scoglio il lichene, all'onda il riflesso del sole, alla roccia l'oleastro, a Gioia l'olio, a Cosenza l'Accademia, a Catanzaro il damasco, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada. Poi distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria. Per l'inverno le fu concesso il sole, per la primavera il sole, per l'autunno il sole... A gennaio diede la castagna, a febbraio la pignolata, a marzo la ricotta, ad aprile la focaccia con l'uovo, a maggio il pescespada, a giugno la ciliegia, a luglio il ficomelanzano, ad agosto lo zibibbo, a settembre il ficodindia, ad ottobre la mostarda, a novembre la noce a dicembre l'arancia. Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciante a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante...". Leonida Répaci da "Calabria grande e amara" Rubbettino Editore
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